La Chiacchierata del Lunedì II - Cose che mi fanno arrabbiare

La Chiacchierata del Lunedì II


Ciao lettori,
anche oggi, come ogni lunedì, è lunedì e ciò significa che discuteremo un po' assieme. Se non sapete di cosa io stia parlando, vi rimando al post d'introduzione.
Siete andati a vederlo? Si? Bene, adesso che siete aggiornati prendete la vostra tazza di tè, io personalmente vi consiglio il tè bianco, e iniziamo.

Oggi è stata una giornata frustrante, mi sono demoralizzata e sono anche piuttosto arrabbiata. Di conseguenza ho pensato di parlarvi delle cose che mi fanno proprio infuriare nei libri.
Ognuno di noi ha quelle scene, quei personaggi, quegli atteggiamenti che proprio non può vedere scritti (e nemmeno dal vero, se è per questo). Possono trattarsi di cose banali e che possono essere sorvolate senza impedirvi di apprezzare il libro, oppure possono mandarvi fuori di testa. Quelli di cui parleremo oggi appartengono alla seconda categoria.

Iniziamo dalle protagoniste, leggendo tanti Young Adult, mi imbatto molto spesso in protagoniste femminili e ogni tanto ne trovo di davvero insopportabili. In particolare il mio problema principale sembra essere quello di vederle prendere tantissime decisioni sbagliate, senza mai imparare dai loro errori. Se accade una volta, posso anche capire, ma se è proprio parte di loro o più che altro serve per mandare avanti la trama, per me è un no. Mi fanno saltare i nervi continuando ad ignorare i segnali d'allarme, buttandosi a capofitto nel pericolo senza una logica e poi lamentandosi e diventando piagnucolose. Si sono messe loro in quella situazione, io l'avevo detto che non avrebbero dovuto compiere quella determinata azione, quindi adesso che se la sbrighino autonomamente. E invece trovano sempre qualcuno che le aiuti. E la volta dopo ripetono lo stesso gesto errato nella stessa maniera e senza porsi alcun interrogativo in merito alla sua necessità o sensatezza. 
In questi casi mi potreste vedere tutta concentrata sulle pagine, con un' espressione di disapprovazione sul volto, almeno all'inizio, dopo si trasforma in esasperazione e irritazione, tanto che inizio a parlare tra me e me, o meglio, con la protagonista, tentando di inculcarle un po' di sani principi. Se proprio continua ad essere insensata, inizio ad insultarla con commentini a bordo pagina o ad alta voce.
Le protagonista hanno su di loro un peso enorme, quello di reggere in piedi la trama e spiegare bene tramite le loro sensazioni ed esperienze cosa stia succedendo, ma se sono sciocche come possono essere adatte al loro ruolo? Un a protagonista del genere, nel peggiore dei casi, può costringere il lettore ad abbandonare il libro, solo perché lei non è all'altezza della storia in cui si trova.

Ma non è finita qui, questa era solo la prima tipologia. La seconda è la protagonista forte, quella descritta tramite aggettivi come spietata, assassina, insensibile, violenta, quella che è forte solo dal punto di vista fisico, bravissima nel combattimento o nella lotta, quella che viene presa come modello e contrapposta alla solita ragazza debole e fragile. L'idea poteva essere sensata per valorizzare le figure femminili, ma si è giunti ad un livello davvero eccessivo. Questi personaggi principali diventano macchiette, prive di personalità, guerriere o più spesso assassine senz'anima. Se questa è l'unica idea di forza alla quale si possa pensare, allora non sono d'accordo. Ovviamente poi queste caratteristiche possono anche essere utilizzate solamente come una facciata, andando avanti nella lettura si viene a scoprire come si tratti sempre della solita protagonista debole e super emotiva. Neanche questa è una rappresentazione corretta. Sono entrambe assolutistiche e per niente veritiere. 
Se si vuole rappresentare un modello femminile, si potrebbe pensare ad una donna intraprendente, autonoma, che si fa rispettare, ma non con la forza, anche solo con una buona capacità espressiva e di persuasione. O ancora una che ha subito tante sventure, ma le sopporta tutte e ne esce temprata e con questo non intendo che diventa una statua di pietra senza sentimenti, ma che ne magari deve essere forte per altri, mostrarsi come tale per non far crollare altre persone, per poi sfogarsi in solitudine. Vedere delle protagoniste simili è soddisfacente, ci si può rivedere in loro, ammirarle e comprenderle meglio.
Insomma non ne posso più delle assassine come Dubhe di "Guerre del Mondo Emerso", per quanto lei sia un personaggio a tutto tanto, che nasconde molto di più dietro a questa facciata, non le posso più vedere. basta col sangue, basta con le descrizioni delle uccisioni, basta con questa rappresentazione.

I gruppi di amici. Non prendetela male, ma davvero non sopporto gli amici nei libri, almeno nella maggior parte dei casi. Li trovo o inutili ai fini della storia e quindi blandi, privi di attrattiva oppure odiosi se intralciano il personaggio principale o danno vita a litigi per nulla. Ancora peggio poi, quando tra questi ce n'è uno che s'innamora della protagonista (i triangoli amorosi proprio no). Già prima non lo sopportavo, adesso vuole proprio farsi odiare. Ho scoperto che gli unici che ritengo accettabili sono quelli divertenti, sarcastici e di supporto, in quel caso posso anche arrivare a porli molto più in alto sulla mia scala di gradimento. Ad esempio Sonny di "On The Come Up", è tanto simpatico e divertente, con le sue battutine, la comunicazione non verbale con Bri, è davvero dolce, sensibile e sa sempre come tirarla su di morale. Al contrario Malik, poteva anche essere rimosso dalla storia.

L'assenza di comunicazione. Questa è una delle peggiori, quando i personaggi non si parlano vi sono un sacco di fraintendimenti che potrebbero essere evitatati chiarendosi. Poi queste incomprensioni evolvono sempre in qualcosa di più grande e la situazione precipita. Vogliamo parlare di Tris di "Divergent"? Lei ne è l'emblema. In "Insurgent" fa talmente tante di quelle cose stupide e pericolose senza dire nulla a Quattro solo per proteggerlo o perché lui non approverebbe o ancora perché non le serve l'aiuto di nessuno. Le motivazioni sono sempre quelle, il problema è che se si fa parte di una coppia ci dev'essere fiducia reciproca, ogni parte dev'essere posta su un piano di parità e ci si deve confrontare l'un l'altro. Tutto ciò è spesso assente. La solita frase "l'ho fatto per proteggerti" è irragionevole, ovviamente entrambi vogliono che l'altra persona sia al sicuro, ma per questo non è necessario che rischino la loro vita commettendo azioni avventate solo per salvaguardare l'altro. Questo non è però solo un problema delle coppie letterarie, ma anche delle famiglie e degli amici, tanti protagonisti non parlano con i loro genitori, tengono loro segrete intere parti della loro vita mettendosi in situazioni rischiose, quante volte avrebbero potuto evitare tal fatto chiedendo aiuto ai genitori? Tantissime. Lo stesso vale per gli amici, perché un litigio deve continuare all'infinito e non ci si può chiarire subito? Si lasciano talmente tante cose in sospeso senza tentare di risolvere il problema. In breve, se i personaggi si parlassero sarebbe tutto più facile.

Per il momento questi sono i principali, ne avrei altri, ma potrei andare avanti a scrivere per tutta la notte, in caso dovesse venire fuori nuovamente l'argomento, continuerò questa lista.

Voi cosa non sopportate nei libri?
Quali sono quelle cose che vi fanno andare su tutte le furie?
Martha

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